nov 13 2011

Anche quest’anno… ma poi?

Tag:rita @ 18:42

Rientro ora da un incontro con i volontari e il mio cervello gira a mille, come se ci fosse qualcosa che non torna. Ognuno di noi che ha già partecipato alla GNCA può raccontare molti episodi commoventi, dall’adolescente figlio di un commerciante (buon sangue non mente) che stufo di sentirsi dire dalle persone che entrano solo per comprare le lamette da barba e non hanno tempo per andare a cercare omogenizzati, olio o legumi dentro un iper enorme, s’inventa il “carrello colletta” pieno degli alimenti richiesti, e va su e giù per il corridoio delle casse per intercettare i clienti frettolosi e servirgli la bustina già riempita, con sopra scritto persino il costo del contenuto, da 5 a 20 euro, così devono solo pagare alla cassa, al tizio che mentre fa la fila alla cassa ti osserva con l’aria scettica, poi ti consegna la sua bustina e sparisce senza una parola, talmente velocemente che neanche riesci a mollargli il volantino di ringraziamento, salvo ripresentarsi mezz’ora dopo per dare una mano, dalla famigliola extracomunitaria con codazzo di bambini piccoli al seguito che ti lascia un carrello stracolmo e va via con la bustina gialla con dentro giusto qualche omogeneizzato, spiegando che sono stati aiutati in un momento di difficoltà per fortuna passato e cercano così di “ripagare” chi li ha aiutati, alla vecchina uscita di casa con in tasca solo il denaro necessario per comprare un litro di latte, ne compra solo mezzo litro e con la differenza compra una scatola di legumi per la Colletta, e si scusa di non poter fare di più, dal cliente che all’ingresso ti fa dannare con mille obiezioni e improperi contro presunte truffe e poi all’uscita ti lascia una montagna di roba, alla signora che ti avvicina fuori del supermercato per dire che lei non fa mai la spesa di sabato e men che meno in quel supermercato che è il più caro e affollato della zona, e aprendo il portabagagli dell’auto ti consegna uno scatolone ancora chiuso di legumi, uno di tonno, uno di pelati, e due lattine di olio da 5 lt ciascuna.

Ecco, di episodi così se ne potrebbero raccontare 10, 100, 1000, ma poi? Dopo esserci ri-raccontati questi edificanti esempi, che rimane? Certo non può essere che per 15 anni ho fatto ‘sta faticaccia solo per queste belle favolette. il nocciolo della questione deve essere per forza un altro, ma quale? Puoi darti da fare, essere attenta e organizzare la cosa alla perfezione per ottenere il massimo, puoi rimanere con il sorriso stampato sulla faccia e ringraziare anche quando la gente ti manda a quel paese o quando la schiena dolorante ti ricorda che non hai più 20 anni, mentre i tuoi piedi iniziano a protestare sul serio, dolorosamente sul serio, e la stanchezza cancella persino quel po’ di delusione dovuta al risultato inferiore alle tue aspettative. Ma quando vedi che, come te, ci sono decine, centinaia di persone che l’anno dopo ancora si coinvolgono, forse intuisci cosa significa dire che “noi non siamo determinati dal risultato”, ma capisci anche che tutti i protagonisti degli episodi belli che puoi raccontare non possono essersi mossi solo perché gli hai rifilato un volantino con un sorriso o li hai talmente assillati che pensano sia meglio donare 4 scatole che averti tra le scatole…. e nemmeno funziona dire che (almeno per loro) è un gesto semplice che costa poco, non basta!

E allora? Allora non so. Mi viene in mente che la realtà, il bisogno ecc. ecc. Ma forse è solo che il cuore si muove meglio e più velocemente del cervello e di tutti i ragionamenti che puoi fare, e la dimostrazione sono appunto queste facce che poco fa ho salutato con un gioioso “allora ci vediamo sabato prossimo…”

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