dic 12 2009

E allora parliamo dei carrelli

Tag:Tag andrea @ 21:28

carrello addobbatocarrello raccolta Dice Rita: “Un carrello del supermercato è pur sempre un carrello del supermercato, e serve per agevolare chi va a fare la spesa.” Ma Rita non dice che i carrelli, per la Colletta a Panorama-Granai, sono fondamentali e sono di vari tipi.
Tanto per cominciare, visto il numero di casse (più di 20), i volontari che raccolgono le donazioni all’uscita, lo fanno utilizzando dei carrelli, e per farsi riconoscere ma anche per evitare che qualcuno se li freghi, i “carrelli raccolta” hanno sul davanti una locandina.
Poi, visto che i pacchi per il trasporto al magazzino del Banco non si possono fare, come accade negli altri supermercati, appena fuori della linea delle casse o fuori del supermercato, noi gli alimenti raccolti li dobbiamo portare nei sotterranei.
E come ce li portiamo? Con i carrelli, o meglio con i “carrelli staffetta”, attraversando mezzo Centro Commerciale sotto gli occhi curiosi dei clienti, e per evitare che ci accusino di furto ma anche per fare pubblicità alla Colletta, anche i carrelli staffetta sono addobbati con locandine (e spesso anche con la pettorina del volontario).carrello staffetta nei sotterraneicarrello colletta
Ma il vero fiore all’occhiello sono i “carrelli colletta”.
Tra i volontari girano varie leggende in proposito, ma quella più accreditata racconta che sono stati inventati da uno dei volontari della prima colletta a Panorama-Granai.
Questo volontario, osservando che data l’estensione dell’ipermercato molti clienti non avevano tempo o voglia di andare a cercare gli alimenti richiesti tra le tante e lunghe corsie, ha pensato bene che se il cliente non va allo scaffale, è lo scaffale che deve andare dal cliente.
E allora prende il carrello, lo riempie di olio, omogeneizzati, tonno, legumi e pelati, lo riveste di locandine, prende anche bustine e volantini, e comincia ad abbordare i clienti non più all’ingresso dell’ipermercato, ma direttamente all’interno.
E per essere sicuro di beccarli proprio tutti, i clienti, con il suo “carrello colletta” va su e giù lungo il corridoio prospiciente le casse, adocchia quelli che non hanno riempito la bustina e li abborda.
E quando riesce a rifilargli qualcosa, fa talmente tanto casino nel ringraziare che inevitabilmente anche gli altri clienti in fila alle casse si sentono in dovere di contribuire.
carrello... BrosioE così, in quattro e quattr’otto il carrello è svuotato, e bisogna riempirlo di nuovo di olio, omogeneizzati, tonno, legumi e pelati.
Una, due, tante volte, fino a svuotare scaffali interi.
Mica male vero? Infatti il metodo è ancora utilizzato, e alla grande.
All’inizio i responsabili dell’Ipermercato pare che non fossero particolarmente entusiasti ma poi, visto quanto olio e quanti omogeneizzati venivano venduti…
Pare che l’intraprendente volontario inventore dei “carrelli colletta” fosse figlio di commercianti (buon sangue non mente).
E che il suo nome fosse Andrea: un nome che è una garanzia.
Modestamente. :)

PS: Nell’ultima foto è illustrato un ulteriore tipo di carrello, il “carrello Brosio”, dal nome dello storico testimonial della Colletta.
E’ utilizzato per trasportare volontari stanchi e/o sfaticati…

Purtroppo le foto si riferiscono alle Collette degli anni passati, visto che la Capa non si decide a metter fuori quelle di quest’anno, però a quanto pare lei ce le ha, visto che le inserisce nei suoi post.
E questo mi sembra molto ma molto ma molto ingiusto…
Bisogna protestare vigorosamente!

Una risposta a “E allora parliamo dei carrelli”

  1. rita ha scritto:

    Andrea, non fare la testa calda come al solito, inventandoti motivi per protestare inesistenti pur di non fare quello che dovresti fare. Ormai ti conosco.
    Guarda, le foto che hai messo vanno benissimo, e d’altra parte se tra quelle di quest’anno ce ne fossero state di più esaustive, avrei provveduto a fare il cambio.
    Poi sai benissimo che ancora non pubblico le foto solo perché mancano alcune liberatorie di minorenni.
    Quindi non rompere!